Furto al Parallelo

Furto al laboratorio del Parallelo, un simbolo di legalità e aiuto per la comunità

Il colpo subito da un centro dedicato all'integrazione e all'autonomia delle persone mette in luce l'importanza di spazi confiscati al narcotraffico.

Furto al laboratorio del Parallelo, un simbolo di legalità e aiuto per la comunità

Il laboratorio del Parallelo, situato nell’Officina Casona a Castellanza, è stato recentemente colpito da un furto che ha portato via denaro, attrezzature e strumenti fondamentali per il suo operato quotidiano.

Il furto in un luogo di rinascita

I ladri hanno lasciato il segno non solo per il valore della refurtiva, ma anche per il danno inflitto a una realtà che da quasi dieci anni si dedica ad accogliere persone di culture diverse, promuovendo l’autonomia, l’integrazione e la realizzazione personale. Come dichiarato sul loro sito, il laboratorio si impegna a creare progetti e prodotti sostenibili tramite il recupero dei materiali, condividendo idee e relazioni per generare umanità.

Questo furto fa male anche perché il laboratorio rappresenta un simbolo di legalità, essendo ubicato all’interno di un immobile confiscato ad Antonino Zacco, boss del narcotraffico arrestato nel 1990 nell’ambito dell’inchiesta “Duomo Connection”, coordinata da figure come Ilda Boccassini e Giovanni Falcone, e condotta dal “Capitano Ultimo” Sergio De Caprio.

“Siamo qui per dare aiuto”

“Ci hanno derubato. Sono entrati in laboratorio portando via soldi guadagnati con dedizione, attrezzature e strumenti indispensabili per il nostro lavoro quotidiano – spiegano dal Parallelo nel loro post su Facebook – È una sensazione terribile. Fa male per il costo concreto: serrature da cambiare, strumenti da ricomprare. Ma fa male anche perché questo spazio confiscato appartiene a tutti, rappresenta la rivincita della legalità ed è dedicato a servire la comunità.

Non ci fermiamo. Andiamo avanti, lavorando come sempre, affrontando i costi con impegno e coraggio.

A chi ha fatto questo gesto vorremmo dire che di giorno la porta la si trova già aperta, per chiedere aiuto: è il nostro lavoro. Non serve rubare, con violenza e codardia. Ma anche che siamo buoni, non ingenui: aumenteremo ulteriormente la sicurezza, anche se avremmo preferito continuare a investire nella fiducia nell’umanità.

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